Vangelo e letture di domenica 17 dicembre 2017

III DOMENICA DI AVVENTO – ANNO B

LETTURE: Is 61,1-2.10-11; (al salmo responsoriale) Lc 1,46-54;  1 Ts 5,16-24;  Gv 1,6-8.19-28

Rendere oggi testimonianza alla “Luce”

Gesù ha vissuto la sua vita terrena solo una volta. I personaggi che gli sono stati attorno hanno vissuto una esperienza unica. Questo fa la loro unicità e peculiarità. Noi dobbiamo fare umilmente riferimento a loro, alla loro esperienza e a quanto ci è stato da loro o attraverso di loro tramandato. Oggi ad esempio ci viene presentato nel vangelo di Giovanni qualcosa della persona e dell’opera di Giovanni Battista. Nel vangelo di Giovanni il Battista balza fuori improvvisamente, dal nulla: “Venne un uomo mandato da Dio, il suo nome era Giovanni”. Due sole informazioni sulla sua persona: mandato da Dio e il nome Giovanni. Egli è ricordato dunque perché mandato da Dio e per il suo nome, Giovanni. Nel nome è incluso, in forma abbreviata, il nome del Dio d’Israele (Jahweh) associato al verbo fare grazia o misericordia. Egli è mandato a rendere testimonianza alla “Luce” che stava per entrare nel mondo. Il Battista doveva portare gli uomini a credere, a lasciarsi illuminare da quella “Luce”. Nel seguito del brano, il dibattito tra Giovanni e i giudei evidenzia la preoccupazione del Battista nel ribadire che la sua missione è di essere solo ‘voce’ di colui che, per dirla con sant’Agostino, è la vera ‘Parola’, o la ‘vera Luce’ che illumina ogni uomo. Gesù stesso si è definito luce: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12). Più volte ha posto anche dei segni concreti per manifestare in che senso Egli era Luce del mondo. Quando apriva gli occhi ai ciechi, apriva contemporaneamente anche i loro cuori alla fede, perché avessero a seguirlo. La vita di Gesù, fatta di opere e di insegnamenti, doveva diventare la luce che illumina ogni uomo che accetta di camminare dietro a Lui: “Chi mi segue non camminerà più nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). L’apostolo Paolo definirà che il frutto della luce consiste in “tutto ciò che è bontà, giustizia e verità” (Ef 5,9). Rivestiti dei frutti della luce, come figli della luce, gli uomini, i cristiani, brillando di luce riflessa, saranno come lampade che risplendano nel mondo: “Voi siete la luce del mondo…” (Mt 5,14). La luce portata da Cristo deve essere diffusa da testimoni che portano all’incontro con Cristo. Ogni testimone, come il Battista, confessa il Cristo, è come la sua voce, ma Cristo rimane la Parola; è la lampada (5,35) ma Cristo è la luce vera (1,9). Come Giovanni, il testimone orienta a Cristo e la sua persona e la sua missione sono totalmente ordinate a Lui.

6 Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
7 Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
8 Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce. […]

19 E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». 20 Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». 21 Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». 22 Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23 Rispose:
«Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore
,
come disse il profeta Isaia». 24 Essi erano stati mandati da parte dei farisei. 25 Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26 Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27 uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». 28 Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

+ Adriano Tessarollo

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