Il Signore ci dice: fidati di me

PAROLA DIO – II Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

LETTURE: 1 Sam 3,3b-10.19; Sal 39; 1 Cor 6,13c-15a.17-20;  Gv 1,35-42

Dopo il tempo natalizio che si è concluso la settimana scorsa con la Solennità dell’Epifania e con la festa del Battesimo di Gesù, incomincia il tempo ordinario. Il tempo ordinario, che spesso viene considerato quasi un tempo minore, un tempo poco significativo, “il tempo in cui non si celebrano grandi feste”, rispetto ad esempio ai tempi “forti” dell’Avvento, della Quaresima, del tempo pasquale e della Pentecoste, è invece il tempo dove, come qualcuno afferma, si gioca in qualche modo la verità degli altri tempi, il tempo dell’ordinarietà e della quotidianità, il tempo, cioè, della vita dei discepoli di Gesù che devono fare del mistero pasquale, di morte e di risurrezione, il criterio fondamentale della loro esistenza. La liturgia apre questo tempo ordinario sul grande tema della vocazione: quella di Samuele ad essere profeta del Signore (è il brano della prima lettura) e quella dei primi apostoli ad essere chiamati e inviati da Gesù stesso.

Giovanni 1,35-42

I primi discepoli di Gesù
35 Il giorno seguente, Giovanni era nuovamente là con due dei suoi discepoli. 36 E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio». 37 E i due discepoli, avendolo sentito parlare, seguirono Gesù. 38 Ma Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro: «Che cercate?». Essi gli dissero: «Rabbi (che, tradotto, vuol dire maestro), dove abiti?». 39 Egli disse loro: «Venite e vedete». Essi dunque andarono e videro dove egli abitava, e stettero con lui quel giorno. Era circa l’ora decima. 40 Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito questo da Giovanni e avevano seguito Gesù. 41 Costui trovò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia che, tradotto, vuol dire: “Il Cristo”»; 42 e lo condusse da Gesù. Gesù allora, fissandolo, disse: «Tu sei Simone, figlio di Giona; tu sarai chiamato Cefa, che vuol dire: sasso».

Il brano del Vangelo di Giovanni si muove ancora dentro la grande categoria biblica della “epifania”, della manifestazione, cioè, del Signore Gesù. Dopo la prima epifania nella notte santa ai pastori che accorrono per vedere in quel Bambino il Salvatore, dopo l’epifania a tutti i popoli con i Magi che venivano dall’Oriente, dopo quella del Battesimo al Giordano a tutto il popolo di Israele, ecco l’epifania della chiamata dei primi discepoli: una rivelazione che Gesù fa di sé a quel gruppo che lui sceglie e chiama e che, poi, lo seguirà nei suoi tre anni della vita pubblica. È veramente bello il brano del vangelo di Giovanni, un brano che, in fondo, ci aiuta a ripensare se è ancora vivo il desiderio di accostarci a quella culla e se è cambiato in noi qualcosa dopo aver vissuto con intensità il mistero della Incarnazione e contemplato il Figlio di Dio che ha preso dimora nella nostra storia, ci aiuta a guardare e a seguire quella “stella” e a chiederci se essa, come ai Magi, ha colmato di gioia il nostro animo.

Tornando all’incontro di Gesù con i primi discepoli dobbiamo dire che deve essere stato veramente un incontro interessante e significativo da incidere in maniera indelebile la vita dei due discepoli di Giovanni tanto da ricordare per sempre l’ora: “erano le quattro del pomeriggio”. Un incontro che sembra nato per caso. Per caso due dei discepoli erano con Giovanni, per caso Gesù passa di là…; ma la causalità ci sta ad indicare un qualche cosa che non è nostro, che non si è programmato, che le cose di Dio accadono e non dobbiamo lasciarcele sfuggire. Un desiderio di bene che sento in un determinato momento, una “voce” che avverto dentro di me che forse mi sta indicando qualche cosa di impegnativo, un incontro che ha lasciato un segno nella mia vita… tutto questo sembra governato dalla casualità ma letto alla luce dello Spirito diventano tante spie che indicano un di più da coltivare nel campo della nostra esistenza. La domanda, poi, di Gesù “che cosa cercate?” è un chiaro invito ad andare a ciò che è essenziale, a ciò che è importante per la nostra vita. Porci spesso queste domande “Io cosa sto cercando?”, “Cosa voglio?”, “Di che cosa mi accontento?” aiuta a rimotivare continuamente la nostra fede e la nostra sequela alla ricerca di quella strada che a volte, distratti da tanti messaggi che arrivano da più parti, corriamo il rischio di smarrire. Il Signore sembra quasi voglia mettere a fuoco la nostra fede, ci spinga a riflettere su quei “se” e “ma” che rendono insicura, opaca e fiacca la nostra sequela.

Il “dove dimori?”, infine, dice tutto il desiderio non di una semplice informazione, di un impegno saltuario, di una vita cristiana vissuta solo superficialmente, ma di cercare e andare a vedere perché l’incontro con Cristo, forse anche casuale, ma che ha mosso il nostro desiderio di metterci in ricerca, arrivi ad essere un’esperienza viva perché soltanto così lascia un segno indelebile che non si cancellerà.

Il Signore ci dice: fidati di me, muovi i tuoi passi, lasciati coinvolgere, investi la tua vita sulla mia, questo segnerà per te l’inizio di una vita nuova.

 don Danilo Marin

 

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