mc-1,21-28

Vangelo di domenica 28 gennaio 2018

 IV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

LETTURE:  Dt 18,15-20; Sal 94; 1 Cor 7,32-35; Mc 1,21-28

Fa’ che ascoltiamo la tua voce

La scena del vangelo di oggi si svolge nella sinagoga di Cafarnao, presso il lago di Tiberiade.

Gesù ha appena raccolto attorno a sé i primi quattro discepoli, i quali hanno abbandonando tutto per seguirlo nel suo cammino e nella sua opera di evangelizzazione. L’urgenza di annunciare a tutti che “il Regno di Dio è vicino” e che, finalmente, il “il tempo è compiuto” spinge Gesù con i discepoli a Cafarnao, luogo strategico posto proprio al confine tra la Palestina e i paesi pagani e quindi luogo che vede un transito commerciale e culturale molto intenso.

21 Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. 22 Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. 23 Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: 24 «Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio». 25 E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell’uomo». 26 E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. 27 Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!». 28 La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.

Il brano del vangelo di Marco invita a puntare lo sguardo, l’attenzione e quindi la riflessione, in una particolare direzione: “dentro”. Quello, infatti, che Gesù dice e fa avviene dentro la sinagoga, di sabato, il giorno del culto. È nella sinagoga che Gesù insegna e opera il miracolo della liberazione dell’uomo posseduto da uno spirito impuro. Nel sentirlo parlare tutti si accorgono che Gesù non è uno dei tanti maestri: non insegna, infatti, una dottrina di un altro, né ripete quello che altri hanno detto, ma insegna con una autorità pari a quella di Dio, perché insegna da se stesso e coloro che lo ascoltavano non potevano non rimanere “stupiti del suo insegnamento” (v. 22), manifestando anche un certo interesse intorno alla sua persona e al suo insegnamento. Noi pure, di domenica in domenica, viviamo un po’ la stessa esperienza dei primi discepoli scelti da Gesù e dei frequentatori della sinagoga in quel giorno di sabato.

È proprio dentro i nostri luoghi di culto che prima di tutto gustiamo la Parola che abbondantemente viene proclamata. Domandiamoci: quanta rilevanza diamo all’ascolto della Parola che è la prima mensa a cui veniamo invitati nel giorno del Signore? La Parola che viene proclamata e che ascoltiamo sa sprigionare quella luce necessaria per le scelte della vita, quella forza e quel calore che ci spingono ad andare incontro al fratello, quel sostegno che dà senso all’agire? A volte la scarsa puntualità nel partecipare fin dall’inizio all’Eucaristia, le mille preoccupazioni che si addensano nella nostra mente, i condizionamenti che ci raggiungono, ci privano di quell’alimento sostanzioso di cui non possiamo fare a meno, la Parola di Dio. Sarà importante togliere ciò che ci disturba dentro di noi e attorno a noi per un ascolto più attento di Gesù, il Verbo di Dio, la Parola che ha il potere di rianimare la nostra vita perché è Colui che veramente realizza in sé e porta a compimento tutte le promesse e perché è Colui che svela e realizza definitivamente il progetto di Dio sull’umanità e che “spiega l’uomo all’uomo”.

L’autorità del Figlio di Dio è nell’insegnamento e nel miracolo della liberazione dell’indemoniato. Anche in noi la Parola ascoltata nella e con la comunità produce, se vogliamo, il suo miracolo. La prima liberazione dal male e dal peccato, infatti, avviene proprio dentro la comunità riunita per l’Eucaristia, nel giorno del Signore. È la Parola ascoltata che ci mette in discussione, diventando quella “spada affilata a doppio taglio” (Ap 1,16) che, affondando nell’intimo ci spinge ad una vera conversione, liberandoci così dalla terribile tentazione di dire, per paura che questa Parola realizzi in noi il miracolo di renderci nuovi, come il posseduto di Cafarnao: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? sei venuto a rovinarci?” (v. 24). Ecco che di fronte alla novità di Cristo che continuamente ci raggiunge con la sua Parola e il suo esempio, non è più possibile rimanere indifferenti: la nostra mediocrità e la meschinità, a volte, di certi nostri comportamenti vanno immediatamente in crisi. Allora non possiamo che ripetere con tutto noi stessi: Fa’ che ascoltiamo, Signore, la tua voce!

don Danilo Marin

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