grano

Vangelo di domenica 18 marzo 2018

V Domenica di Quaresima – anno B

LETTURE: Ger 31,31-34; Sal 50;  Eb 5,7-9;  Gv 12,20-33

Vogliamo veramente vedere Gesù?

La liturgia di questa 5ª domenica di Quaresima si incentra sempre di più sulla figura di Cristo che ci rivela, attraverso la croce, il volto luminoso di Dio. Gesù prende l’occasione della venuta dei Greci a Gerusalemme che manifestano la volontà di vederlo e di incontrarlo per portare i suoi interlocutori e noi su di un altro piano, oltre la sua persona, proponendo due immagini eloquenti e significative: il chicco di grano e la croce. “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” e “Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”. In esse è racchiusa tutta la sua vita e la sua vicenda. I Greci che desiderano incontrare Gesù rappresentano tutti noi, tutta l’umanità. Sono il simbolo del desiderio che ognuno di noi sente di vedere Dio e il desiderio di comprendere il mistero di un Dio che ha “tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”. Quei greci, però, mossi inizialmente dalla semplice curiosità di incontrare uno di cui avevano sentito parlare in modo singolare, si accorgono subito che si è innescato dentro il loro cuore un movimento tale che li ha portati non solo a vedere ma soprattutto ad incontrare e a fare esperienza di Gesù. Il verbo utilizzato da Giovanni, infatti, non indica un semplice “vedere”, ma un andare al di là delle apparenze, un vedere per conoscere e per credere; non è solo un guardare con gli occhi, ma entrare in comunione con qualcuno dopo averlo visto e incontrato. La domanda di queste persone è una domanda che anche noi, ripeto, dovremmo porci giorno per giorno: vogliamo veramente vedere Gesù?

20 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c’erano anche alcuni Greci. 21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. 23 Gesù rispose: «È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. 24 In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 25 Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. 26 Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. 27 Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! 28 Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!».
29 La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». 30 Rispose Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. 32 Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me». 33 Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.

Se è sincera questa domanda, Lui certamente si lascia vedere e conoscere, ma a modo suo. Ci dice che volerlo vedere e incontrare è vivere nella nostra vita di cristiani quello che Lui ha accettato e vissuto, anche se è una scelta tremendamente difficile, con la sua passione e morte. Una sequela, quindi, autentica e generosa. Volerlo vedere e incontrare è vivere la nostra esistenza nella logica del chicco di grano: “In verità vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv 12, 24-26). Cioè, come il grano che se volesse ostinatamente restare integro non servirebbe a nulla, così chi ama la propria vita, nel senso egoistico di chi pensa solo a se stesso senza curarsi degli altri, condanna la propria esistenza alla sterilità, all’inutilità. Solo il chicco disposto a marcire sottoterra produce frutto; così solo chi, in certo modo, si “priva” della propria vita perché ne fa dono agli altri arricchisce il mondo di nuovi frutti, che gli valgono la vita, quella vera.

Volerlo vedere e incontrare è accettare, quindi, di gestire la propria vita su logiche evangeliche di dono e di condivisione. Gesù ci insegna che ciò che abbiamo di più prezioso, la nostra stessa esistenza, non la salviamo tenendola esclusivamente per noi, ma solo avvolgendola nell’amore, solo donandola, solo perdendola. Lo è stato per Gesù e non può non esserlo anche per noi!

Quanto più si avvicina, allora, la festa della nostra Redenzione, tanto più il Signore Gesù, nel preparare i nostri cuori, mette dentro di noi un animo generoso, uno spirito saldo e non ci priva del suo santo Spirito.

Mossi dallo stesso desiderio dei greci del Vangelo, anche noi, in questi ultimi giorni di Quaresima, con le parole della Scrittura, ripetiamo con forza: “Il tuo volto, Signore, io cerco… di te ha sete l’anima mia, fin dall’aurora ti cerco…”, “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

don Danilo Marin

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