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Vangelo e letture di domenica 24 giugno 2017

PAROLA DI DIO – NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA – Solennità

LETTURE: Ger 1,4-10; Sal 70; 1 Pt 1,8-12; Lc 1, 5-17 (vigilia) — Is 49, 1-6; Sal 138; At 13, 22-26; Lc 1, 57-66. 80 (messa del giorno)

Il testimone che ci insegna ad indicare Gesù

Oggi si celebra la nascita di Giovanni Battista, la si celebra 6 mesi prima di quella di Gesù ed è così importante da prevalere sulla liturgia della domenica. L’importanza deriva dalla straordinarietà del personaggio, il Precursore di Gesù, di colui cioè che ha preparato la venuta del Messia. Giovanni Battista è l’ultimo grande profeta dell’Antico Testamento, profeta per eccellenza, si può dire, perché se gli altri annunciavano il Messia da lontano, lui fu presente alla sua venuta. Dio, infatti, nel suo progetto, gli aveva affidato la missione di precursore immediato del Messia, incaricato di riconoscerlo tale e segnalarne la presenza al popolo. È la scena che avviene sulle rive del Giordano, dove il Battista, mentre esortava il popolo alla penitenza, vedendo giungere Gesù lo indicava ai presenti: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!”.

Conosciamo lo stile di vita del Battista e sappiamo, grazie al Vangelo, anche della sua coerenza e testimonianza che lo ha portato ad una morte violenta.

La figura di Giovanni si impone a ciascuno di noi e con il suo radicale orientamento a Cristo diventa un esempio luminoso da seguire.

Possono essere tanti gli spunti di riflessione, io preferisco soffermarmi soprattutto su un aspetto che caratterizza in modo particolare la sua vita. È il testimone di Cristo per eccellenza: “Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce” (Gv 1, 7.9), cioè al Verbo di Dio fatto uomo.

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui

Allora chiediamoci: chi è il testimone? È uno che essenzialmente ha visto e che racconta. Ha visto, ma non da una postazione neutra, né con occhio distaccato; ha visto e si è lasciato coinvolgere per cui sente l’urgenza di raccontare, non come un foto-reporter, in modo chiaro e distinto ma freddo e distante, quanto piuttosto come uno che si è lasciato mettere in questione, e da quel momento ha cambiato la sua vita. Racconta prendendo posizione e compromettendosi, parla “facendo vedere”, anche a chi non ha visto, quello che i suoi occhi hanno contemplato e le sue mani hanno toccato. Il testimone, in definitiva, non dimostra un teorema o una teoria, mostra una storia, facendo cogliere soprattutto la differenza che in essa è stata prodotta dall’evento testimoniato.

“Ogni battezzato”, ci ricorda papa Francesco, “è un ‘cristoforo’, portatore di Cristo, come dicevano gli antichi santi Padri. Chi ha incontrato Cristo, come la Samaritana al pozzo, non può tenere per sé questa esperienza, ma sente il desiderio di condividerla, di portare altri a Gesù”.

È bello pensare la vocazione del cristiano come di colui che non annuncia se stesso, annuncia un altro, prepara il cammino a un altro: al Signore Gesù. L’iconografia cristiana ha da sempre rappresentato Giovanni il Battista nell’atteggiamento di indicare, con il dito puntato, il Messia.

La nostra santità, sull’esempio del Battista, consiste nell’indicare, non certamente con le dita, ma con il nostro agire, sempre e solo Gesù. Testimonianza è, prima di tutto, far ‘risplendere’ e riprodurre Cristo intorno a noi: nel nostro cammino, nelle nostre attitudini, nella nostra condotta, nelle nostre parole, in tutta la nostra personalità.

Il testimone, inoltre, è uno che sa tenere unite insieme radicalità e quotidianità: sa, cioè, di non poter fare sconti al messaggio che deve proporre, perché il vangelo che comunica, giorno per giorno, non viene dall’uomo e non può piegarsi ai gusti del mondo, di qui la radicalità appunto.

Dove siamo chiamati ad esercitare la nostra testimonianza? Ovunque e, soprattutto, in quei luoghi privilegiati che sono la famiglia, le relazioni, il lavoro ed anche nella comunità ecclesiale che ci ha generati alla fede. In questi luoghi la forza profetica del Battista ci chiama a smascherarci, a deporre le falsità e le mediocrità della nostra vita.

Il Battista che ha indicato la presenza della vera luce di Dio nel mondo, il Verbo incarnato, l’Agnello immolato per la nostra salvezza, ci faccia comprendere oggi e sempre quanto sia essenziale vivere nella luce, nella verità, nell’amore, nella fedeltà a Dio e nella coerenza alla propria vocazione.

don Danilo Marin

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