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Letture e Vangelo di domenica 4 novembre 2018

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B

LETTURE: Ml 1,14-2,2b.8-10; Sal 130;  1 Ts 2,7-9.13;  Mt 23,1-12

Amare Dio e il prossimo è la cosa più bella

Ci stiamo avviando alla conclusione del percorso di Gesù che Marco presenta nel suo vangelo.

E prima dei giorni di Gerusalemme, Marco pone, sulla bocca di uno scriba, la domanda che quasi si impone come esigenza di fare luce sul senso profondo del cammino di Gesù: alla fine che cosa è veramente importante, essenziale? Qual è il primo comandamento, la prima parola che può guidare un’esistenza ricca di senso?

Ecco che il brano di oggi (Mc 12, 28b – 34) fa parte della serie delle dispute di Gesù con i principali responsabili religiosi del suo tempo. Lo scriba che interroga Gesù è un po’ prevenuto nei confronti del Maestro, anche se poi rimane positivamente impressionato dalla sua risposta, tanto da lodarlo: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità”.

La domanda che rivolge a Gesù: “Qual è il primo dei comandamenti?”, era una nota questione, che riceveva diverse risposte dalle varie scuole rabbiniche del tempo. Era risaputo che i rabbini giudei dividevano i 613 comandamenti della legge (248 precetti e 365 proibizioni) e bisognava sapere quale fosse il più grande. La domanda fatta a Gesù si prestava quindi a mille cavilli e mirava soprattutto a trascinarlo nelle dispute che dividevano le varie scuole rabbiniche.

Gesù prende due testi e li cuce insieme: un primo testo dal Libro del Deuteronomio: “Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore…”. E poi un testo da un altro libro della Legge, il Levitico, che parla dell’accogliere ciò che è proprio di Dio, la sua alterità e distanza, il suo essere amore capace di dono e fonte di libertà, la sua santità: “Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo” (Lev 19,2; Lev 20,8). “Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore” (Lev 19,18).

Ebbene di fronte a questa pagina e a questo insegnamento di Gesù viene quasi spontaneo chiederci: ma è possibile amare veramente Dio e il prossimo?

Sì, è possibile! Ed è la cosa più bella, più facile, più vera.

L’esempio lo dà Gesù stesso e lo danno tanti santi che hanno preso sul serio le parole del Maestro. I santi che si sono innamorati di Dio, gettandosi nelle sue braccia: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova…”, ripeteva sant’Agostino; San Francesco passava le notti a ripetere: “Mio Dio e mio tutto”; e Santa Teresa “Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, chi ha Dio nulla gli manca, solo Dio basta”. All’amore di Dio si affianca l’amore per il prossimo non perché il prossimo lo meriti, ma perché in ogni uomo c’è una traccia di Dio: pensiamo ad esempio a S. Massimiliano Kolbe che ha dato la vita per salvare un detenuto come lui, a Santa Teresa che andava alla ricerca dei moribondi, degli abbandonati di Calcutta, e così a tanti altri santi noti e meno noti.

Ma anche noi possiamo vivere l’amore: penso alle mamme e ai papà accanto ai loro figli, soprattutto se soffrono di qualche handicap, penso alle famiglie accanto alle persone anziane, a tanti cristiani accanto a chi nella società è malato, povero, emarginato o solo.

I due comandamenti vengono da Gesù presentati strettamente congiunti, come un unico precetto, per cui non si può dire di amare Dio se non si ama quella persona che ci vive accanto e che, talvolta, ci pesta i piedi, e addirittura amandola come noi stessi, viceversa non si può dire di spenderci totalmente per gli altri se, prima di tutto, non amiamo Dio. Amare per il cristiano, più che osservare un comandamento, è imitare una persona: Gesù. È fare come Lui convinti che sulla strada dell’amore non si cammina con un piede solo! E se, senza

l’amore di Dio, quello per il prossimo è come un albero senza radici, il primo senza il secondo sarebbe come un albero senza frutti… Amare Dio e il prossimo ci fa persone di luce, di gioia, di pace; persone che fanno trasparire anche dal volto qualcosa della bontà di Dio. Abbiamo bisogno soprattutto di questo!

don Danilo Marin

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