lc 21, 25-28, 34-36

Vangelo e letture di domenica 2 dicembre 2018

I DOMENICA DI AVVENTO – ANNO C

LETTURE:  Ger 33,14-16; Sal 24; 1 Ts 3,12-4,2;  Lc 21,25-28,34-36

Una storia letta in chiave d speranza

Con questa domenica, per la Chiesa, comincia il nuovo anno liturgico. La prima stagione è quella dell’Avvento, entriamo in un tempo di attesa e di preparazione e per quattro settimane, attraverso l’ascolto della Parola, il raccoglimento e un rinnovamento interiore, ci prepareremo al Natale, all’incontro col Signore che viene. A differenza dell’anno civile, che si limita a registrare una successione di giorni raggruppati per mesi e settimane, l’anno liturgico, per così dire, ‘ha un’anima’, è percorso al suo interno da dinamiche complesse e si ripartisce per periodi tra loro intimamente collegati. In questo nuovo anno liturgico avremo, di domenica in domenica, come filo conduttore il Vangelo secondo Luca, ripercorrendo tutte le tappe della storia della salvezza. Ecco come il nostro vescovo Adriano, noto biblista, con qualche pennellata dipinge, a grandi linee, il percorso che Luca ci aiuterà a compiere: “L’Evangelista presenterà Gesù come il Compagno di vita che si curva su ogni umana debolezza, fragilità o peccato: nessuno è escluso dalla festa della conversione, della gioia di Dio e degli uomini, in una comunione ritrovata e tutti gli uomini sono chiamati all’amore, alla gioia, alla solidarietà e alla festa senza fine. Come il Maestro che traccia ai suoi discepoli, con la parola e con i fatti, il cammino dell’amore autentico e della sicura speranza. Egli cammina, infatti, davanti a loro verso Gerusalemme e verso la sua Pasqua, dalla quale viene il pane di vita, il pane del cammino, la forza della Spirito e la luce della Risurrezione. Infine come il Salvatore che compie gesti di liberazione concreta, fino alla liberazione dalla morte, mostrando così la missione dei suoi discepoli nel mondo. Alla sua nascita gli angeli proclamano infatti: “Oggi è nato per voi un salvatore…” (2,11). Il suo programma è la liberazione annunciata da Is 61,1-4: “Oggi si adempie questa Scrittura” (4,21). Prima di essere giudice egli è il salvatore che entra nei cuori, nella vita e nella case dei peccatori e li trasforma: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa…” (19,9). A chi si affida a lui, anche quando tutto sembra perduto, egli sussurra: “Oggi sarai con me in paradiso” (23,43)”.

lc 21, 25-28, 34-3625 Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, 26 mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
27 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con potenza e gloria grande.
28 Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

34 State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; 35 come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. 36 Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

La pagina del vangelo di questa domenica (Lc 21,25-28, 34-36) è una pagina strana, una pagina con alcune immagini di catastrofi. Certamente Gesù non ha voluto e non vuole annunciare un futuro senza speranza, al contrario vuole inserirci nel vivo della storia con il cuore aperto alla speranza. Il messaggio lo cogliamo proprio nel brano propostoci: “Quando vedrete accadere questi fatti, alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina” (v. 28), davvero la storia letta in chiave di speranza.

“Alzare il capo”, possiamo dire, è l’atteggiamento proprio della persona che attende, dell’uomo … dell’avvento, pronto ad accogliere la liberazione promessa. La manifestazione di Gesù come Signore del tempo e della storia (abbiamo celebrato proprio domenica scorsa la solennità di Cristo Re) opera la nostra autentica liberazione aprendoci alla verità definitiva del suo amore universale ed eterno. In questa attesa l’invito che ci viene suggerito oggi è quello di vegliare: “Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (v. 36).

E’ questo l’atteggiamento più giusto per vivere questo tempo forte dell’Avvento e prepararci non solo per celebrare il mistero dell’Incarnazione, il Natale del Signore Gesù, fra qualche settimana, ma per comprendere che Egli è già venuto e per ricordarci quello che professiamo nel Credo che: “… verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti”.

Allora vegliare significa chiederci: noi stiamo aspettando davvero il Signore? Ripartiamo quindi per vivere, in questo Avvento, un’attenzione maggiore alla Parola di Dio, una disponibilità ad aprire il nostro cuore per vivere nella preghiera un rapporto più vero con il Signore e un’apertura per mettere a disposizione dell’altro, soprattutto per chi vive nel bisogno, momenti di condivisione e di aiuto.

Non ci resta che augurarci vicendevolmente un buon Anno e buon Avvento!

 don Danilo Marin

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