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Vangelo e letture di domenica 3 febbraio 2019


RIFLETTENDO SUL VANGELO – IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

La tentazione di mettere a tacere Gesù

LETTURE: Ger 1,4-5.17-19; Sal 70; 1 Cor 12,31-13,3; Lc 4,21-30

Il Vangelo di questa domenica (Lc 4, 21-30) è la continuazione di quello della scorsa settimana e riguarda l’episodio di Gesù nella sinagoga di Nazareth, che si conclude in maniera drammatica. Il Signore legge un passo di Isaia e poi lo commenta con queste parole: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi” (v. 21). Gesù attualizza, applicandolo a sé, l’oracolo del profeta e si presenta come Colui che porta a compimento l’antica speranza contenuta in quella profezia: grazie a Lui, cioè, la liberazione degli oppressi e la buona notizia per i poveri, la guarigione dei ciechi e il perdono dei peccatori sono finalmente una realtà. È davvero importante non dimenticare il legame profondo di tutto il brano che narra di Gesù nella sinagoga di Nazareth, anche se la liturgia lo divide in due diverse domeniche.

21 Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 22 Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». 23 Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fàllo anche qui, nella tua patria!». 24 Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria. 25 Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; 26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. 27 C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
28 All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; 29 si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. 30 Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.

In un primo momento le persone presenti nella sinagoga rimangono incantati: “tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca” (v. 22). Presto però passano dalla meraviglia alla delusione, dallo stupore ad una sorta di furore omicida, tanto che: “lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù” (v. 29).

Le sue parole suscitano meraviglia, ma le persone invece di giungere alla fede, si scandalizzano perché, dapprima, non potevano spiegarsi come uno di loro – “non è il figlio di Giuseppe?” (v. 22) – potesse pronunciare “parole di grazia” e poi anche perché i suoi ascoltatori vogliono i miracoli (v. 23), desiderando quasi un trattamento di privilegio. Che cosa è accaduto? È accaduto che non è facile accogliere un profeta e lasciarsi illuminare dalle sue parole per orientare in maniera corretta la propria vita. Ed ecco, allora, che questo brano del Vangelo ci interroga su come anche noi ci poniamo di fronte alla Parola e su come, soprattutto, la viviamo di fronte alle scelte quotidiane della vita.

È la storia di sempre. Come Gesù non aveva soddisfatto la richiesta dei nazaretani che esigevano dei segni, dei miracoli mentre rifiutavano la fede, così capita anche per noi quando pretendiamo che quasi in maniera magica Dio intervenga nella nostra vita senza, a volte, chiedere davvero con quel pizzico di fede che mi porta, nel chiedere, a desiderare di fare la volontà di Dio.

Certamente, non possiamo tentare di nuovo di eliminare Gesù buttandolo dal precipizio di Nazareth per metterlo a tacere, ma possiamo zittirlo seppellendolo in una fede superficiale e fatta di riti stanchi e abitudinari. Possiamo mettere a tacere Gesù, se ci chiudiamo in noi stessi e nelle nostre pratiche tradizionali non ascoltando la storia che ci circonda che ci parla di Dio in modi sempre nuovi. Possiamo zittire il Vangelo se non lo mettiamo in pratica in modo coraggioso e uscendo per strada, come ci suggerisce spesso papa Francesco, anche a costo di sporcarci le mani, ma con la convinzione che le parole di Gesù sono vive e cambiano il mondo per davvero.

Così commentava questo brano del Vangelo, papa San Paolo VI: “Gesù incontra resistenza e ostilità. Ora un simile atteggiamento può essere riferito anche a noi oggi. Siamo per Cristo, oppure no? Rimaniamo cristiani o avviene il contrario?

La Chiesa chiede a tutti noi: siete pronti a confermare la vostra adesione e fedeltà? Ma noi vorremmo rivolgerci singolarmente a ciascuno di voi, per parlare con voce sommessa e dire: ‘Tu accetti il Signore? Gli vuoi veramente bene? Pensi alle sue parole e le accetti? Incalzano sopra di te e trovano posto nella tua vita? Ricordiamoci che la prima forma di negazione è il sistematico rifiuto di credere. C’è anche chi dice, come fecero nel Vangelo i compaesani di Nazareth: ‘Signore, facci vedere un miracolo e allora crederò’. Voglio, cioè, vedere un segno come intendo io. E se tutto questo non avviene, si è pronti a cacciarlo dalla vita… Ma l’intero Vangelo, che è pieno di meraviglie, prove, luci, conferme, non aderisce al desiderio di quanti ‘tentano Dio’. Egli si dona con discrezione e totalità se ci si affida a Lui con fiducia”.

 don Danilo Marin

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