mega-olivo

Vangelo e letture Domenica delle Palme 2019

LETTURE:  Lc 19,28-40 / Is 50,4-7; Dal Salmo 21; Fil 2,6-16; Lc 22,14‐23,56

Gesù Salvatore degli uomini

Alla Processione

Lc 19,28-40. “Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore”.

Dopo ‘10 capitoli’ di cammino e di insegnamenti (Lc 9,51-19,28) si compiono per Gesù “i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto” (19,51). Ecco dunque Gesù a Gerusalemme, davanti alla città santa, sul pendio del monte degli Ulivi da cui si domina l’intera città. La citazione da Zaccaria 9,9-10 offre all’evangelista Luca l’opportunità di spiegare il senso di quell’ingresso solenne di Gesù nella Città Santa. “Esulta grandemente figlia di Sion. Ecco il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile e montato su un asino… Farà sparire i carri da guerra … Egli parlerà di pace alle nazioni…”. Gesù è l’annunciato re d’Israele e il suo regno è caratterizzato dalla pace. Per questo entra cavalcando un asino, la cavalcatura dei patriarchi, di Salomone re di pace, dei poveri ed umili del popolo, della vita quotidiana. Di fronte a questo gesto si hanno reazioni diverse. La “folla dei discepoli” riconosce in Lui il re messianico che viene nel nome e con la forza del Signore: “pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli” acclama la folla, come avevano acclamato gli angeli alla nascita di Gesù (Lc 2,14). Camminare insieme e pubblicamente in processione col segno dell’ulivo in mano significa dichiararsi suoi discepoli, camminando dietro a Lui sulla via dell’obbedienza a Dio, portatori della pace che viene da Dio.

Alla Messa

Is 50,4-7: “…Fa’ attento il mio orecchio, perché io ascolti come i discepoli”.

È il terzo dei ‘Canti del Servo del Signore’ inviato come discepolo saggio che ascolta da Dio la sapienza da insegnare a sua volta a quanti ‘temono il Signore’, a quanti si sentono smarriti e sfiduciati. Per questa sua missione egli affronterà persecuzioni, ma non gli verrà mai meno la fiducia in Dio: “Il Signore mi assiste”, affermerà.

Dal Salmo 21: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”.

Il salmo diventa la preghiera di Cristo, innocente perseguitato, grazie al quale il Regno di Dio fa irruzione nel mondo. Oggi ascoltiamo un tratto del lamento e preghiera che Egli innalza nel duro momento della persecuzione e morte.

Fil 2,6-16: “…obbediente fino alla morte e a una morte di croce”.

La missione di Cristo si è realizzata nella sua incarnazione, nella sua piena condizione umana posta a servizio degli uomini in obbedienza e comunione col Padre, nella sua fedeltà e dono fino alle estreme conseguenze della passione e morte e nella sua esaltazione da parte del Padre nella risurrezione e glorificazione celeste. Per tutto questo noi lo adoriamo perché lo riconosciamo “Signore nostro”.

Lc 22,14‐23,56. “Gesù, ricordati di me…nel tuo regno”.

Ecco in Luca il racconto degli eventi finali della vita Gesù: ultima cena, preghiera nel giardino degli ulivi, arresto, processo davanti al Sinedrio e a Pilato, condanna, crocifissione e risurrezione. Attraverso questo racconto la comunità cristiana riviveva e rivive le ultime ore della vita di Gesù per partecipare all’atto culminate dell’amore di Cristo e continuamente rigenerativo della stessa comunità. La pasqua, che in quell’anno 30 cadeva in uno dei primi giorni di aprile, forse proprio il 7, nei giudei suscitava grandi speranze di liberazione. Anche Gesù con i suoi discepoli era a Gerusalemme per celebrarla. Nel celebrarla, essendo la sua ultima pasqua terrena, Gesù annunciò ai suoi discepoli il significato della sua morte imminente: era Lui il vero Agnello pasquale, grazie al quale Dio avrebbe definitivamente salvato il suo popolo, ristabilendo tra Dio e l’uomo l’Alleanza Nuova che apriva il vero passaggio dalla morte alla vita.

Nel suo racconto della cena pasquale, con alcune sue annotazioni, l’evangelista evidenzia che iniziava per Gesù la grande lotta contro il potere del male e che avrebbe riguardato anche i discepoli: “Simone, Simone…io ho pregato per te…”. La vita dei discepoli poi, come la sua, doveva essere all’insegna del servizio fraterno, non del dominio: “per voi non sia così” . Il suo corpo, nel segno del pane, il suo sangue nel segno del vino, annunciavano che nella sua morte si realizzava la nuova e definitiva alleanza nella quale Gesù era la vittima del sacrificio di alleanza: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue”. Nella preghiera nell’orto degli ulivi Luca apre e chiude il racconto con l’espressione “pregate per non entrare in tentazione” e al centro c’è la preghiera di Gesù incentrata su due espressioni: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia ma la tua volontà sia fatta”. In Luca la preghiera è insieme consolazione da Dio e lotta dolorosa fino al sangue: “Gli apparve un angelo dal cielo e lo confortava” e “In preda all’angoscia pregava più intensamente e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra”. Gesù dunque supera l’ultima grande prova nella preghiera, preghiera difficile, lunga e coraggiosa. La presenza dell’angelo rivela la discreta presenza di Dio invocato come ‘Padre’. I discepoli di ogni tempo imparino da Gesù a pregare insistentemente e coraggiosamente anche soffrire, per rimanere fedeli a Dio, per non cedere.

Nel racconto della condanna Luca abbrevia l’interrogatorio nel quale Pilato dichiara Gesù innocente. Il popolo sobillato richiede addirittura la liberazione di un omicida politico, purché Gesù innocente sia condannato. Nessuno interviene in sua difesa e Gesù è lasciato nella più grande solitudine nell’ultima sua ora.

Nel racconto della crocifissione è sottolineato l’atteggiamento interiore di Gesù attraverso le tre volte in cui prende la parola: due per pregare e una terza per affidarsi al Padre. La prima preghiera di Gesù è per i suoi carnefici: “Padre, perdona loro …”, secondo il suo insegnamento sul perdono ai nemici e sulla carità. In risposta all’invocazione di uno dei due crocifissi con lui Gesù promette ed assicura “oggi sarai con me in paradiso”, mostrando che la sua morte porta già i primi frutti di conversione e salvezza. Tipico di Luca è l’ultimo grido di Gesù: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Nel momento della morte Gesù si rimette totalmente a Dio con fiducia filiale. Il centurione lo riconosce “giusto” e le folle si percuotono il petto. Nasce così il nuovo popolo di coloro che riconoscono in Gesù non uno dei tanti ‘condannati’ e giustiziati della storia, ma il Salvatore degli uomini.

La risurrezione lo dirà in tutta la sua pienezza.

 + AdrianoTessarollo

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi