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Vangelo e letture domenica di Pasqua 2019


PASQUA DI RISURREZIONE DEL SIGNORE

LETTURE: At 10, 34a. 37-43; Sal 117; Col 3, 1-4; Gv 20, 1-9

Questo è il giorno fatto dal Signore

At 10, 34a.37-43. “Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la risurrezione”

Pietro sta parlando di un fatto noto a tutti i presenti (“Voi conoscete”). Il fatto noto è la storia di Gesù di Nazaret, riassunta da Pietro in alcuni tratti fondamentali, quasi un piccolo ‘credo’ sulla persona di Gesù, una sintesi del vangelo. Tutto ha pubblicamente inizio con la predicazione di Giovanni Battista dal quale Gesù riceve il battesimo/consacrazione, dopo di che Gesù sceglie gli apostoli e dà inizio alla sua opera di evangelizzazione fatta di annuncio e di azioni di liberazione, perdono e guarigioni in Galilea, Giudea e Gerusalemme. Altri discepoli si aggiungono. La storia di Gesù si conclude con la morte per crocifissione a Gerusalemme, cui seguono le sue apparizioni agli apostoli, a partire già dal terzo giorno dalla sua morte e sepoltura, dopo che gli apostoli avevano constatato il sepolcro vuoto. Le apparizioni testimoniano che Gesù è vivo dopo la morte, dunque è risorto. E Pietro può attestare che lui e gli altri apostoli hanno “mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti”. Dunque Gesù è il Signore, Signore della vita, Signore di tutti: affidarsi a Lui, credere in Lui e nella sue promesse è la via del perdono e della salvezza. Il gesto dello spezzare il pane con lui Risorto e Vivente diventa il condividere il pane del perdono, della comunione e della vita eterna. Gli apostoli e i primi discepoli cominceranno a “spezzare il pane e bere il calice” come memoriale della morte del Signore per il perdono dei peccati e della sua presenza in mezzo a loro di Signore ‘Risorto e Vivente’. Nella pasqua annuale e settimanale anche noi, come gli apostoli, partecipando al banchetto eucaristico condividiamo i frutti della sua morte e risurrezione.

Salmo 117. “Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo”.

Il Salmo 117 è una lunga preghiera di lode e di ringraziamento per l’amore che Dio ha mostrato in tante sue azioni di salvezza. La celebrazione pasquale è celebrazione di lode e ringraziamento a Dio che nel dono di Cristo morto e risorto ha dato la manifestazione massima del suo amore: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi”. Il cristiano è chiamato ad annunciare “le opere del Signore” nel mondo, specie la “meraviglia ai nostri occhi”, cioè il capovolgimento da Lui operato quando ha risuscitato il Figlio rifiutato dagli uomini e lo ha costituito fondamento del nuovo popolo dei salvati. Il Cristo morto e risorto è la rassicurazione che la misericordia fedele ed eterna di Dio prevale sul peccato e sulla morte.

Col 3,1-4. “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù”.

Qual è il frutto della morte e risurrezione di Gesù per coloro che ‘nella fede’ si affidano a Lui? Essi già vivono in comunione con Lui condividendo la morte al peccato e la partecipazione alla sua vita divina, anche se questa realtà è ora nascosta, velata. Essa però sarà pienamente rivelata nella manifestazione finale di Cristo: “Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato allora anche voi apparirete con lui nella gloria”. La Pasqua di Cristo è la radice della nostra ‘nuova vita’ di credenti e salvati. Ne consegue un nuovo orientamento delle nostre aspirazioni e pensieri: “rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra”. Questo significa non lasciarci dominare dai vizi, dall’avarizia, dalla violenza, ma fare spazio alla nuova vita di redenti e salvati, chiamati alla santità e alla comunione con Dio.

Gv 20,1-9. “Egli vide e credette”.

La fede del credente in Cristo nasce dalla testimonianza degli apostoli, che hanno visto quanto Gesù ha fatto e operato, che hanno visto Gesù morto e sepolto e che lo hanno incontrato vivo dopo la sua morte. Questa esperienza li ha portati a ‘credere’ a quanto Gesù aveva detto e promesso loro. L’evangelista Giovanni narra la sua esperienza vissuta con Pietro al sepolcro di Cristo. Maria di Magdala si reca al sepolcro il primo giorno della settimana (la nostra domenica) quando era ancora buio, per compiere, passato il sabato, qualche altro atto di pietà verso il corpo di Gesù, ma trova la pietra di chiusura già rotolata e il sepolcro aperto e vuoto. Cosa era successo? Corre subito a informare gli apostoli, Pietro e “l’altro discepolo, quello che Gesù amava”. La sua interpretazione del sepolcro vuoto è: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. I due corrono affannosamente al sepolcro; il più giovane arriva prima, ma attende che Pietro arrivi ed entri per primo. Ma intanto lui si china e nota i teli con cui Gesù era stato avvolto, “posati là”, ma non c’era il corpo di Gesù. Giunge anche Pietro, entra e nota i “teli posati là” ma anche il “sudario, che era stato posto sul capo, non posato con i teli, ma avvolto in un luogo a parte”. Entra anche il discepolo giunto prima, quello che scrive questa testimonianza, e naturalmente vede ora anche lui quello che ha visto Pietro. E cominciano i pensieri di interpretazione di quella situazione: chi poteva essere interessato a trafugare il corpo di quel morto, prendendosi la briga di togliere le bende e lasciarle là e togliere il sudario e lasciarlo ripiegato come era stato posto sul capo, quasi che ci fosse ancora il capo dentro? È curioso che mentre di Pietro non si dice niente, dell’altro discepolo si dice che “vide e credette”. Credette che cosa? Quelle bende lasciate là e soprattutto quel sudario in quella particolare posizione, non richiedevano una interpretazione diversa piuttosto che pensare al furto del cadavere? Gesù non aveva promesso “che egli doveva risuscitare dai morti”? Il discepolo che Gesù amava comincia a guardare a quel sepolcro vuoto e a quei segni lasciati alla luce delle parole di Gesù e delle Scritture. Inizia cioè per lui e per tutti gli altri il tempo di “credere a quelle parole del Maestro e comprendere quelle Scritture” che annunciavano che “Egli doveva risorgere dai morti”, espressione che leggiamo anche nel brano dei ‘discepoli di Emmaus’ del vangelo di Luca. Le apparizioni successive confermeranno quel “vide e credette” del discepolo entrato nel sepolcro dopo Pietro.

 + Adriano Tessarollo

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