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Il vescovo della gente

DECIMO ANNO DI EPISCOPATO

Sono passati 10 anni. Era la curiosità a muoverci tra Schio e Vicenza nella primavera del 2009 quando ci ha raggiunto la notizia dell’elezione di Mons. Adriano Tessarollo a Vescovo di Chioggia.

Il 28 marzo l’allora Amministratore diocesano Mons. Alfredo Mozzato aveva pronunciato il nome davanti a numerosi presbiteri e fedeli raccolti nella Cattedrale e subito si sono scatenate le ricerche in internet: ha 63 anni, è un biblista, ha dedicato la vita all’insegnamento, vive in una nota cittadina della Pedemontana, originario di Tezze sul Brenta è l’ultimo di dodici fratelli, non ama le convenzioni, ha un carattere diretto e forte. Sì, anche del carattere abbiamo avuto notizia. È così, e questo a volte può condizionare l’approccio.

Ma la sua semplicità e immediatezza, lo spirito pratico unito a fine perspicacia, la facilità a entrare in rapporto con tutti, hanno conquistato la gente. Se lo trovava sulle rive, negli esercizi pubblici, lungo il corso, al mercato del pesce, ma anche negli orti e nelle aziende agricole del territorio diocesano, dove arrivava senza preavviso guidato dal navigatore.

E dopo aver disquisito di semina e di raccolto, della potatura degli alberi, di cui ha una riconosciuta esperienza, e di problematiche familiari, una volta che era stata scoperta l’identità, ascoltava le confidenze sulla parrocchia, sulla vita religiosa del paese, sulla pastorale. Non ha mai abbandonato questo stile, anche dopo essere stato necessariamente ricondotto dentro la struttura del ruolo e degli impegni istituzionali.

L’ha palesato chiaramente con lo sviluppo della Visita pastorale, durata tre anni e portata a termine proprio nei primi mesi di quest’anno. Non sono mancati gli appuntamenti liturgici e gli incontri con consigli, gruppi e associazioni, ma lo sforzo maggiore è stato fatto per essere presente nelle famiglie, accanto agli anziani e ai malati, nei luoghi naturali di aggregazione in particolare dei giovani, negli ambienti del lavoro e per le strade. Si è fermato anche per tutta la settimana, condividendo con i sacerdoti il tetto e la mensa, e di soppiatto usciva per una passeggiata a cercare un contatto senza mediazioni con la natura e la popolazione.

Ora non fa più scalpore la sua immersione nel contesto sociale e umano del nostro territorio, si attende il suo ultimo scritto per sentir pulsare il suo cuore di pastore o la battuta, accompagnata da un tipico sorriso, con cui orienta le scelte e trasmette le decisioni; che non sono frutto di pensieri arbitrari ma di sofferta ponderazione delle situazioni personali ed ecclesiali.

Lo posso testimoniare dopo otto anni di totale condivisione della sua passione per questa Chiesa e per le persone che vi abitano, presbiteri e laici, di ogni età e condizione, che hanno trovato sempre la porta aperta e non solo nei giorni dedicati ai ricevimenti.

Abbiamo modo di manifestargli la nostra stima e il nostro affetto con modalità semplici, come egli desidera. Mercoledì 5 giugno alle 18 possiamo partecipare al pellegrinaggio diocesano nella Basilica di Sant’Antonio a Padova; giovedì 6 e venerdì 7, nei giorni precisi della sua ordinazione sacerdotale ed episcopale, alla santa Messa capitolare alle ore 8 in Cattedrale; martedì 11 giugno, nella solennità dei Santi Felice e Fortunato, giorno del suo ingresso in Diocesi, alla processione e al Pontificale dalle 18 in Chioggia.

I sacerdoti hanno organizzato l’annuale uscita fraterna alla vigilia della festa del Sacro Cuore, giovedì 27 giugno, proprio al santuario di Monte Berico a Vicenza, per condividere poi il pranzo in fraternità a Montemezzo, paese dove ha vissuto per il maggior numero di anni come parroco durante il periodo dell’insegnamento.

don Francesco Zenna

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