Gv-1-29-34

Vangelo e letture di domenica 19 gennaio 2019

DOMENICA II DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A

LETTURE:  Is 49, 3. 5-6; Sal 39;  1 Cor 1, 1-3;  Gv 1, 29-34

Chi è veramente il Cristo per me?

Dopo le feste del Natale inizia il tempo ordinario della liturgia con un cammino spirituale sostenuto dall’ascolto della Parola di Dio che ci accompagnerà in queste domeniche senza particolari celebrazioni e ricorrenze.

29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». 32 Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. 34 E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».

Oggi celebriamo la seconda domenica di questo tempo ordinario e il vangelo di Giovanni (1, 29-34) ci riporta, come nella precedente domenica in cui abbiamo celebrato il battesimo di Gesù, sulle rive del Giordano con il Battista oggi nei panni del testimone. Proprio lui oggi testimonia per tutti indicando e dicendo di Gesù: “Ecco l’agnello di Dio” (v. 29) e con una spiazzante semplicità, ancora per convincerci, dice: “Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele” (v. 31). Tre sono le testimonianze che il Battista afferma e indica: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo” (v. 29); “E’ lui che battezza nello Spirito Santo” (v. 33) e “Questi è il Figlio di Dio” (v. 34). Per noi che abbiamo celebrato con particolare solennità il mistero di un Dio che si è fatto uomo nasce spontanea una domanda: chi è veramente il Cristo per me? E’ facile, infatti, passare sopra a questa domanda, è facile darla per scontata, è facile pensare che ciò che conosciamo di Cristo sia sufficiente per vivere coerentemente la nostra vita cristiana. Invece non è proprio così perché viviamo in un mondo che tenta in tutte le maniere di oscurare la Sua voce e di cancellare la Sua presenza. Lui, invece, rimane la luce che mi serve per rendere più luminoso il mio destino; Lui rimane il coraggio e la forza che mi spingono a non impantanarmi nel fango del non senso; Lui rimane quel punto di riferimento che orienta in maniera definitiva il mio essere, il mio agire, il mio relazionarmi con le cose, con le persone, con il mondo. Il mistero del Natale appena celebrato non lo possiamo “inscatolare” come facciamo con le statue del presepe, ma deve spingerci a riflettere alla luce delle domande di sempre: Tu che sei venuto, chi sei? Tu che ti sei fatto uomo, chi sei per me in questo particolare momento della mia vita?

Inoltre, l’agire del Battista ci dice che la missione di indicare agli altri il Signore Gesù è di ogni cristiano ed è la missione della Chiesa intera. E’ vero possiamo discutere sul come, sui passi graduali che dobbiamo fare ma non si può scappare, è anche l’ordine che Gesù ha dato agli apostoli prima di salire in cielo, di essere, cioè, suoi testimoni. Come? Due sembrano le caratteristiche di Giovanni il Battista in questo brano: l’ascolto della Parola di Dio che lo porta a leggere gli eventi, a percepire l’azione dello Spirito Santo e la capacità di allontanare gli uomini da lui per seguire chi l’ha preceduto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me” (v. 30). Viene chiesto anche a noi di diventare veri “padri o madri” nella fede, di saper seguire le persone indicando loro i segni e l’azione di Dio ed incoraggiarle a seguire Gesù. Oggi, in definitiva, ci è dato un annuncio che ci incoraggia ed una missione che non possiamo evitare. E’ l’impegno della testimonianza: “Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio” (v. 34). “Finite le grandi feste del Natale, il nuovo tempo che la Chiesa ci consegna è un invito forte a costruire la nostra ferialità in rima con novità e non con banalità. E’ nello scorrere quotidiano e feriale dei giorni che dobbiamo vivere lo stupore del Dio con noi, la novità e la bellezza del Volto che Gesù ci ha rivelato” (R. Seregni). Se, attorno a me, qualcuno non riesce o non vuole ascoltare questo annuncio, allora vale l’affermazione del teologo tedesco Bonhoeffer: “invece di parlare di Dio a tuo fratello, perché non parli a Dio del tuo fratello”? Buona domenica.

 don Danilo

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