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Vangelo e Letture di Domenica 26 gennaio 2020

DOMENICA III DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

LETTURE: Is 8,23b – 9,3; Sal 26;  1 Cor 1,10-13. 17;  Mt 4,12-23

Raggiunti dal suo sguardo

Il brano del Vangelo di Matteo 4,12-23 di questa domenica, la terza del ‘tempo ordinario’, segna il passaggio tra l’attività di Giovanni il Battista e quella di Gesù. Giovanni, infatti, è stato arrestato e Gesù legge in ciò il segno che è arrivato il momento di agire, di dare inizio alla sua missione pubblica. Dalla Giudea, dove era stato per qualche tempo vicino a Giovanni, sale in Galilea, anzi – scrive Matteo – “si ritira”, cioè se ne va in un luogo lontano dal centro della regione giudaica, da Gerusalemme. Inizia la sua predicazione da un luogo periferico con un pressante invito alla conversione: “Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino” (v. 17). La conversione che Gesù chiede ad ogni uomo è uguale per tutti. E’ un invito a lasciare il loro vecchio mondo ed entrare nel nuovo. La conversione è totale cambiamento per appartenere al nuovo Regno. Convertirsi al Signore vuol dire lasciarsi plasmare un cuore buono, un cuore umile e generoso, un cuore sempre pronto a sacrificarsi per gli altri vivendo non più egoisticamente, ma solo per dare gloria a Dio ed essere utili al prossimo. L’appello alla conversione qui non è da intendersi in senso morale (non è un invito a troncare una condotta malvagia). Si tratta di un cambiamento di rotta: concentrarsi su Gesù. Convertitevi, cioè, credete a questa buona notizia. E’ in questo clima di gioioso incontro con Gesù che va collocata la storia di vocazione dei primi apostoli che il Vangelo ci presenta. Quella mattina sul lago, dentro il loro quotidiano che aveva l’odore del pesce, fa irruzione Gesù. Gesù guarda Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni e dice a ciascuno: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini” (v. 18). Ed essi subito lo seguirono: d’un colpo tutto diventa relativo e secondario. Il testo evangelico non dice perché seguono Gesù. La ragione è nel pronome personale: segui me. Non hanno fatto ragionamenti. Semplicemente hanno trovato Gesù affidabile e non hanno pensato su un istante e si sono messi alla sua sequela. I primi discepoli sono delle persone semplici, immerse nel loro lavoro quotidiano, la pesca. Il Signore passa e li chiama a seguirlo: alla sua chiamata esteriore corrisponde un appello interiore, qualcosa di profondo che li tocca a tal punto da dargli il coraggio di lasciare subito tutto. Da Gesù promana qualcosa di irresistibile. Nulla vale Cristo, nessuno ama come Lui, nessuno può donare ciò che dà Lui. Questo episodio ci fa comprendere che di fronte alla chiamata di Gesù non sono possibili scuse o indugi. Tutti quelli che hanno risposto alla chiamata del Signore e che lo hanno seguito hanno risposto con prontezza, aderendo con gioia all’incontro con Gesù, impegnandosi a voltare le spalle al passato e a camminare con lo sguardo fisso su di Lui. La conversione, allora, consiste proprio nel lasciarsi raggiungere dalle parole e dallo sguardo di Gesù. Soltanto recuperando questa relazione con Gesù, con le sue parole e con il suo sguardo, c’è la conversione, c’è cioè la spinta decisiva e fondamentale di dirigersi verso di lui e di lasciarsi trasportare da Lui. Seguire Gesù però comporta un distacco profondo: lasciare le reti, la barca e il padre. È una chiamata non in vista di una sistemazione sociale o di un particolare privilegio, ma nella prospettiva di andare verso l’umanità, di essere “pescatori di uomini”. “Solo se si è centrati in Dio è possibile andare verso le periferie del mondo” (Papa Francesco).

don Danilo Marin

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