Formare-una-coscienza

Aspetti culturali e antropologici

Incontri organizzati dalla parrocchia

Il primo di una serie di appuntamenti per riflettere sulla violenza di genere

“Siamo petali di vita e la violenza non ha giustificazione…”. Con la canzone 8 marzo, cantata da Tecla Insolia al recente Festival di Sanremo, è iniziato il ciclo di incontri che la parrocchia San Giovanni Battista propone con l’intento educativo di “Formare una coscienza. Comunità in cammino e violenza di genere”. Alla prima serata, il 10 febbraio, sono intervenute la psicologa dott.ssa Fabiana Micheluzzi e la dott.ssa Alice Zorzan, direttrice del Centro Antiviolenza di Chioggia. Ha coordinato l’incontro la dott.ssa Anna Paola Lovi della Polizia di Stato di Venezia. È stato affrontato in particolare il tema “La violenza di genere: aspetti culturali – antropologici. Le ricadute sui minori”.  Ha introdotto la lezione Antonella Amorosi che ha esplicitato le motivazioni e gli obiettivi della proposta formativa: “In maniera del tutto imprevista siamo venuti a conoscenza dell’elevato numero di donne che ogni anno si rivolgono al nostro Pronto Soccorso per violenze subite in famiglia e questo fatto ci ha interpellato. Questa notizia ci ha scosso, ha fatto vibrare il nostro cuore e la nostra intelligenza e ci siamo chiesti: come cristiani, come comunità di credenti stiamo a guardare?”. Antonella ha continuato affermando che non ci basta recitare un rosario, ma dobbiamo guardare in faccia questa realtà del nostro territorio per conoscerla meglio e capire come possiamo farci “prossimo” di chi subisce violenza. È necessario che la fede diventi cultura nel rispetto dell’altro. Valentina Sartore ha poi presentato il seguito del percorso formativo che si snoderà in altre quattro serate: lunedì 24 febbraio un ispettore di polizia e un avvocato parleranno su “Una rete di aiuto”; Il 7 marzo sarà proposto il film “Ti do i miei occhi”, al termine del quale sarà dato spazio ad un dibattito; il 30 marzo sarà la volta del parroco don Alberto Alfiero che affronterà gli aspetti spirituali in una lezione dal titolo “Non far piangere una donna, Dio conta le sue lacrime”; lunedì 11 maggio concluderà il percorso educativo il circle time “Dalla violenza alla libertà: in viaggio verso la gioia”. Le relatrici, attingendo alla loro ricca esperienza professionale, hanno fornito con competenza e precisione approfondite informazioni sulle varie forme della violenza intra familiare, da quella psicologica a quella fisica o economica. Inoltre, è stata sottolineata l’importanza per la donna di acquisire piena consapevolezza della gravità dei maltrattamenti subiti e della possibilità di rivolgersi al Centro Antiviolenza per farsi aiutare. La speranza in una vita migliore non deve mai venir meno perché dalla spirale della violenza si può uscire grazie all’aiuto di chi si dedica a ciò con passione e professionalità, ma anche di tutti coloro che, sconfiggendo l’indifferenza, possono fare qualcosa secondo la propria sensibilità. Don Alberto ha concluso la serata riprendendo il tema iniziale della concretezza della fede. Gesù è vivo in mezzo a noi e opera attraverso di noi. La comunità deve essere quindi presente dove c’è chi soffre e subisce violenza psicologica, fisica o morale. Cristo non è astratto, ma si è incarnato e ha assunto tutte le caratteristiche umane facendosi vicino a coloro che erano e sono in difficoltà. A noi cristiani spetta, se non il compito di risolvere i problemi, spesso più grandi di noi, almeno quello di condividere il dolore di chi è nella prova.

A.A. e D. P.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi