Mt5-38-48

Vangelo e letture di domenica 23 febbraio 2020

Un amore che include il nemico

DOMENICA  VII DEL  T.O. – ANNO A

LETTURE: Lv 19,1-2.17-18; Sal 102; 1 Cor 3,16-23;  Mt 5,38-48

Anche nel brano di Vangelo di Matteo di questa domenica (5, 38-48) continuiamo ad ascoltare Gesù nel discorso della Montagna e in quella parte che riporta le antitesi alla Legge antica. Siamo alle ultime due che insieme alle altre lette la settimana scorsa invitano a superare la legge e ci presentano il compimento e la perfezione dell’Amore di Dio rappresentato da Gesù stesso. Infatti, a leggere attentamente, nel discorso della Montagna l’uomo non incontra delle norme impersonali, incontra invece qualcuno, una persona, un vivente. Non è superfluo ricordare che quel: “ma io vi dico”, non è in contrapposizione, ma è un invito a non cadere in una interpretazione riduttiva delle prescrizioni della legge mosaica.

Il testo del Vangelo è tutto improntato sul tema della misericordia e del perdono. In particolare troviamo l’invito a superare la vecchia legge del taglione. Essa non era una legge di vendetta personale, ma la misura che l’autorità giudiziaria fissava alla vendetta di ciascuno; la pena proporzionata alla colpa: “Occhio per occhio, dente per dente, piede per piede, ferita per ferita” (Es 21,24s). Gesù supera questo fondamento del diritto e perfeziona la legge fino a renderla un impegno di amore e l’amore non ha misure e non dice mai ‘basta’.

Ma è l’ultima antitesi: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico, ma io vi dico amate i vostri nemici, pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli” (vv. 43-48), che rappresenta il vertice di questo Amore. Sono queste le parole più impegnative di Gesù. Egli chiede ai suoi discepoli, e di conseguenza a ciascuno di noi, di amare i nemici e di pregare per chi ci perseguita, come egli stesso ha fatto sulla croce. A questo punto nasce la domanda: saremo capaci di tutto questo oppure è un ideale troppo alto a cui siamo tentati di rinunciare da subito?

È umano trovare antipatico chi ci contrasta, ma è evangelico scegliere di passare sopra alle antipatie per trovare ciò che unisce.

È umano difendere le proprie cose, il proprio territorio, la propria famiglia, ma è evangelico scegliere il dialogo, il confronto, la conoscenza reciproca per farlo.

È umano che ogni tanto la parte oscura che c’è noi emerga, ma è evangelico lasciare che la parte luminosa sconfigga la parte peggiore di noi.

L’amore che Dio ci chiede è quello di cambiare completamente prospettiva: non più io al centro ma l’altro, chiunque egli sia, per ridare speranza e fiducia, per testimoniare, pur con tutti i nostri limiti, che è possibile vincere la cultura della violenza e dell’egoismo che sta distruggendo il sogno di Dio.

Gesù alza al massimo l’asticella dell’amore anche se la pretesa sembra assurda e ci chiede di “essere perfetti come è perfetto il Padre nostro celeste” (v. 48). In questa perfezione consiste la originalità di noi discepoli del Maestro, una perfezione che non consiste nella pura osservanza della Legge, ma nell’amore che si dona ad oltranza. E’ un amore senza riserve, un amore senza limiti, un amore che raggiunge tutti, un amore che include anche il nemico.

Ben consapevoli della nostra fragilità e della nostra debolezza umana incline molte volte a cedere a comportamenti che non sono secondo la sua volontà, vogliamo, allora, pregare così: “O Dio nostro Padre, fa’ che conformandoci al tuo Figlio, all’odio opponiamo l’amore, alla violenza la mitezza, alla vendetta il perdono, all’inimicizia la pace. Rendici benevoli gli uni verso gli altri, per manifestare al mondo, tanto spesso spietato e sconvolto dal male, il Volto della tua compassione, il sorriso della tua bontà” (A. M. Cànopi).

don Danilo Marin

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