Gv-14-1-12

Vangelo e letture di Domenica 10 maggio 2020

V domenica di pasqua – Anno A

At 6,1-7; Dal Salmo 32; 1Pt 2,2-9; Gv 14,1-12

La grande promessa: con Cristo al Padre

La pagina del vangelo di questa domenica ci prepara già alla festa dell’Ascensione. Gesù ha ormai davanti a sé chiara la prospettiva della sua passione e morte e ne fa parola con i suoi discepoli. Nei discepoli il pensiero della ‘partenza’ del loro Maestro crea turbamento, dolore e tristezza, perché ancora consideravano la morte una partenza ‘senza ritorno’. Non avevano ancora vissuto l’esperienza della pasqua. Pensiamo a quanto il pensiero della nostra morte turba anche noi e la morte dei nostri cari ci rattrista. Ecco quindi l’anticipo dell’annuncio pasquale di Gesù: il morire è per Gesù un ritornare alla ‘Casa del Padre’, ritornare a Dio, da dove era venuto. Non solo, ma il suo tornare al Padre diventa anche l’andare a preparare un posto anche per noi presso la stessa ‘Casa del Padre’, cioè presso Dio. Inoltre, Gesù annuncia che dopo la sua morte, cioè il suo andare al Padre, Egli non sarà lontano da loro, perché ritornerà e sarà con loro fino a quando li accompagnerà ad essere con Lui nella Casa del Padre. Di fronte a questi annunci e promesse di Gesù diventa più chiaro anche per noi il senso della pasqua di Gesù per se stesso e per noi. Gesù, con la sua rivelazione, alza il velo che copre il mistero della morte perché possiamo ‘vedere oltre’.  “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti…Vado a prepararvi un posto…verrò di nuovo e vi prenderò con me…”. Una parola di rivelazione che richiede la nostra la fede: “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. La via che Gesù ha percorso con la sua morte, il suo ‘salire al Padre’, il suo apparire ai discepoli ‘risorto’, mostra e promette ai suoi discepoli anche il loro ‘destino di vita’. Alla domanda che viene spontanea a noi, come è venuta a Tommaso: “Come possiamo conoscere la via?”, cioè dove siamo chiamati a giungere e come, Gesù, ancora una volta ripropone la sua esperienza pasquale di morte, risurrezione/apparizioni e ascensione. I discepoli hanno potuto essere testimoni di tutto ciò avendolo visto morto e sepolto e avendolo incontrato vivente dopo la morte (risorto, come aveva promesso) e avendo assistito al suo congedo terrestre come leggiamo nei racconti dell’Ascensione. Ecco perché Gesù è “via, verità e vita”, perché attraverso di Lui si può conoscere il Padre che ci attende ‘nella sua Casa’’ e andare a Lui come ha detto e fatto Gesù. Solo nel volto e nel cuore di Gesù, nei suoi gesti di amore, nella sua compassione, nel suo perdono, nella sua vittoria sul peccato e sulla morte è possibile conoscere il Padre, il suo volto, il suo cuore, il suo perdono, la sua vittoria sul male e sulla morte. E’ quanto ci ricorda la domanda di Filippo e la risposta di Gesù: “Signore, mostraci il Padre. Filippo… chi ha visto me ha visto il Padre”. E’ questo il Dio di Gesù Cristo, Il Dio che ha fatto di noi “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che si è acquistato col sangue del suo Figlio e che ci ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce”. E’ attorno a Gesù e al suo Vangelo che è nata e cresce la Chiesa. Il dono dello Spirito è dato a tutti i battezzati, agli apostoli e ai diaconi perché ciascuno compia la propria missione di annunciare la Parola del Vangelo dopo averla ascoltata, di testimoniare il suo amore nel servizio ai fratelli, e formare con essi una comunità che invoca il Signore.

+ Adriano Tessarollo

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