Vangelo e letture di domenica 7 marzo

Lo splendore della gratuità

LETTURE: Es 20,1-17; Sal 18; 1 Cor 1,22-25; Gv 2,13-25

RIFLESSIONI SUL VANGELO TERZA DOMENICA DI QUARESIMA ANNO B

Siamo alla terza domenica di Quaresima e la liturgia ci suggerisce di intensificare, lungo il cammino, l’impegno della nostra conversione riconoscendo la nostra povertà e la nostra miseria per purificarci e poter celebrare, con la Pasqua di Cristo, anche la nostra Pasqua in modo degno e fruttuoso. Nel Vangelo di Giovanni (2, 13-25), incontriamo Gesù che sale a Gerusalemme ed entra nel Tempio. Dopo il deserto e il monte, Gesù ci porta nel Tempio. Lo fa per dirci quale è il vero luogo dell’incontro con Dio.

Lo fa per dirci che è facile sbagliarsi, lo fa per dirci che è venuto il momento di interrogarci sulla relazione che abbiamo con Dio.

Nel Tempio è presente una gran folla, ma molti sono indaffarati a vendere buoi, pecore e colombe che vengono offerti al Signore e poi utilizzati per i sacrifici. Per la Pasqua il popolo saliva a Gerusalemme anche da luoghi lontani, perciò non potevano mancare nemmeno i banchi dei cambiavalute. Era la scena più normale, consueta, che si potesse presentare agli occhi di chi entrava nel Tempio soprattutto in prossimità della festa. Il rapporto, la relazione con Dio era fondato sull’offerta degli animali e non ci si poteva presentarsi senza. Era giustificata anche la presenza dei cambiavalute, perché le monete recavano impressa l’immagine dell’imperatore e non si poteva pagare con quelle la tassa al Tempio. Si doveva passare da lì, dall’uccisione di un animale per “placare” Dio. D’altronde anche Maria e Giuseppe, presentando Gesù al Tempio, avevano offerto una coppia di colombi.

Tuttavia è un Gesù inedito, che non ci saremmo aspettati, abituati come siamo al Gesù piuttosto “edulcorato” a cui siamo stati forse educati fin dagli anni del catechismo, quello che il vangelo di Giovanni ci presenta in questa domenica.

Invece Gesù, con la sua passionalità, ci dice che qualcosa deve cambiare. Che il rapporto con Dio non può più essere mediato da animali, ma lo si deve vivere in virtù di Gesù stesso. Non si può più pensare di avere un rapporto con Lui diverso da quello che Gesù ci ha mostrato. Il rapporto con Dio non può più essere: io faccio questo sacrificio perché tu mi dia questo o mi faccia questo favore. La casa del Padre è lo splendore della gratuità e lì noi ci siamo non per uno scambio di cose, ma unicamente perché siamo amati; non si scambiano cose, animali, soldi nel rapporto con Dio, ma qualcosa di più grande e profondo che nasce dal cuore. Il rapporto con Dio è all’interno di una logica di amore, di gratuità, di dono.

Allora qual è il mercato che Gesù non può sopportare? Ed ecco che siamo interpellati sul nostro modo di vivere nei luoghi di culto: sono davvero luoghi di preghiera e di incontro con Dio, o luoghi sciatti e pieni di confusione, segnati da un’assurda “compra- vendita” di sacramenti e prestazioni religiose? Gesù vuole entrare ancora una volta nella nostra vita, come entrò nel Tempio, e mandare all’aria le bancarelle dei nostri interessi meschini, riaffermando il primato assoluto di Dio. È lo zelo che Gesù ha per ognuno di noi, per la nostra vita perché si apra ad accogliere Dio. Attenti a non fare come colui che chiese: con quale autorità fai queste cose? È la sorda opposizione che ancora facciamo di fronte alle esigenze del Vangelo nella nostra vita. Il male e il peccato, l’orgoglio e l’egoismo, cercano tutti i modi per ostacolare la presenza dell’amore nella nostra vita e in quella del mondo. Ma è proprio nell’accogliere l’amore del Signore che noi troviamo la salvezza (J. Garcia).

C’è poco da fare: Dio non si baratta né si mercanteggia. Dio si ama. E nemmeno a ore, a centimetri o a peso: fino in fondo. Come ha fatto lui.
E’ uno stupendo impegno per questa nostra Quaresima!

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