Riflessione del Vescovo Adriano

A voi Catechisti.

Ormai in quasi tutte le parrocchie si sono celebrati o si stanno celebrando i Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, nonostante i limiti imposti dal COVID, con notevole impegno e disponibilità di tutti: famiglie, catechisti, sacerdoti e vescovo.

Ma ora è il tempo, per famiglie, ragazzi e comunità cristiane, di ‘perseverare nell’opera incominciata”.

Papa Francesco, ancora il 30 gennaio scorso, a poso alla nostra attenzione tre punti che io desidero proporre all’attenzione, specie dei presbiteri e dei catechisti.

  1. Il papa parla della catechesi come ‘spazio privilegiato per favorire l’incontro personale con Gesù”. Trattandosi di incontro personale “la catechesi va intessuta di relazioni personali”. Mi viene spontanea una domanda: come le nostre comunità parrocchiali riescono ad assicurare continuità di relazioni personali ai ragazzi che alle soglie della preadolescenza sono stati introdotti alla vita cristiana con i Sacramenti del Battesimo, della Confermazione, della piena partecipazione all’Eucaristia domenicale e al Sacramento della Riconciliazione? Quale accompagnamento ‘mistagogico’ viene loro offerto perché possano vivere e sempre più comprendere quei Santi doni di cui hanno appena intuito il valore e la grandezza?
  2. Papa Francesco parla di una ‘rinnovata catechesi che ispiri ogni ambito della pastorale; carità, liturgia, famiglia, cultura, vita sociale, economica …”. Come e chi aiuta i nostri ragazzi ad aprirsi alle ‘sfide presenti e future’, proprio in questa fase tanto delicata quanto vivace della loro vita?
  3. La risposta alla domanda del punto due viene dalla Comunità, lascia intendere il papa. Introdurre alla fede e alla vita cristiana, concretamente, richiede di essere introdotti in una Comunità non astratta ma reale, che vive concrete relazioni quotidiane. Scrive papa Francesco: “La catechesi e l’annuncio non possono che porre al centro questa dimensione comunitaria. Questo è il tempo per essere artigiani di comunità”.

Celebrati i Sacramenti, le nostre parrocchie non devono chiudere i battenti, ma devono offrire nuove modalità per offrirsi ai ragazzi come “comunità fraterne e inclusive”, però con fraternità e inclusività attraenti, gioiose, formativa e significative per i ragazzi stessi.

Aggiungo il mio ringraziamento per quanto fatto e auspico coraggiosi cantieri e orizzonti per continuare “a pregare e a pensare con creatività” a una catechesi che risponda alla presente situazione e a questo nostro tempo.

+ Adriano Tessarollo 

 

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